Inizio con una banalità che non avrei mai voluto dire: viviamo in un Paese senza memoria storica e senza dignità.
Un Paese in cui un pluri-indagato come Berlusconi fa comizi propagandistici in piazza, ambisce al Quirinale, mente spudoratamente eppure viene ri-votato anche dopo che, chiaramente, ha perseguito per vent’anni soltanto i propri interessi. Un Paese in cui si vota per un estremista delirante come Grillo (“arrendetevi”, “schizzi di merda digitale”), che attira le folle con un linguaggio violento e volgare e si arricchisce, mente i suoi incompetenti rappresentanti al Parlamento, privi di senso dello Stato, delle più elementari nozioni di educazione civica e, a quanto pare, anche di libero pensiero, non solo scaldano le tanto disprezzate poltrone da un mese senza aver neppure fatto una proposta di legge, ma si permettono di mancare totalmente di modestia e impediscono la formazione di quel governo di cui abbiamo bisogno.
Un Paese in cui regna il qualunquismo: “Tanto sono tutti uguali”.
Un Paese ipocrita in cui un Presidente del Consiglio può chiamare la cancelliera Merkel “culona inchiavabile”, fare allusioni sessuali e maschiliste in pubblico, celebrare festini di dubbia moralità – tanto per nominare solo alcune delle vergogne – mentre ci si indigna se Battiato chiama “troie” quegli (ex) Parlamentari e Senatori che si sono venduti.
Un Paese in cui due militari che (seppur forse erroneamente) hanno ammazzato due pescatori indiani vengono accolti con tutti gli onori dal Presidente della Repubblica, mentre il PDL, guidato dall’ex ministro della giustizia, manifesta contro la Magistratura e dei poliziotti fascisti esprimono la loro solidarietà ai colleghi che hanno assassinato a forza di botte un ragazzo, andando a schiamazzare sotto le finestre della madre della vittima.
Un Paese in cui un partito estremista e razzista come la Lega si autodefinisce moderato e governa Piemonte, Veneto e Lombardia pur avendo ottenuto solo il 4% dei voti. Un Paese in cui un’organizzazione vergognosa come Casa Pound ha il diritto di esistere e di esprimere le sue “idee”.
La scorsa settimana mi è capitato casualmente di leggere alcuni tweet di Storace, che incitava a cacciare gli indiani che vivono in Italia per la vicenda dei marò. Essendomi sfuggita la logica dietro questo pensiero, ho twittato: “Indiani, non ve ne andate, non lasciateci qui con gente come Storace”. Sono rimasta esterrefatta dalle conseguenze di questa mia frase. Per ore ho ricevuto insulti e minacce (“vai in India a farti stuprare e lapidare”).
Su YouTube ho commentato pacatamente un video di un tizio che diffondeva falsità sulla Germania, dicendo semplicemente che alcune cose non erano del tutto vere, che potevo affermarlo avendo vissuto là per moltissimi anni. Commenti a quanto ho scritto: “Razza di ebete, taci, non capisci un cazzo”.
Questo imbarbarimento mi stupisce fino ad un certo punto: Che esempio possono ricevere i giovani, se a “vincere” è chi è più ricco e più furbo? Se chi si arricchisce grazie a speculazioni, accordi con malavita e massoneria, intrighi di vario genere riesce ad ottenere il potere e sfruttarlo a suo favore? Se chi usa il suo influsso mediatico per diffondere un linguaggio volgare e violento e far credere che l’incompetenza e l’ignoranza siano caratteristiche positive tiene in pugno l’Italia? Se chi porta una divisa può commettere qualunque crimine e viene protetto dallo Stato? Se chi pensa ancora che esistano “razze” inferiori o che il termine gay sia un insulto può muoversi liberamente all’interno delle istituzioni?
Questo mondo mi fa paura. E anche chi lo sottovaluta.